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Celticbhoy Zena

You'll never walk alone

Dany Dany

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erikawrote:
ciao girovagando nel mare dei blog
sono approdata al tuo!
ho così pensato di lasciare
un segno del mio passaggio!!!
Kikka 
 
July 21
Leonardowrote:
sono quei colori magici che ci fanno venire i brividi......preziosi bocca da pompe ihihi   Sorriso
May 15
Forza Celtic e a morte Preziosi ahah
 
Hail Hail
May 9
Martinwrote:
Forza Celtic, Forza Samp - Hail hail!!!!
 
 
Martin MacDonald
May 6
Picture of Anonymous
frasca wrote:
sono il secondo..dp Marietto a comentare!!!C'MON THE HOOPS!!ciao daniloooooooooooooo..ahahah skerzo!
May 5
November 02

Sampdoria vs Inter 1 a 0... QUANDO DAVIDE A VOLTE BATTE GOLIA....

Che emozione ragazzi! Proprio vero che a volte basta veramente una singola immagine, piuttosto che un video di breve ma intensa durata come quello proposto a far rivivere quella fantastica gara disputata di sabato pomeriggio.
Un match giocato al 1000 x 1000 dai nostri fantastici ragazzi, con una citazione speciale per Luca Luca (sempre decisivo), Andreino Poli (che classe, che personalità a quell'età) e ovviamente il nostro Pazzo, decisivo come sempre!
Proprio vero che delle volte il piccolo Davide ha battuto la grande Golia, alla faccia dei miliardi di questo campionato falsato in partenza, alla faccia della spocchia milanese e del loro tecnico, pronto a tirare fuori il peggio dalla sua bocca nei confronti del nostro Signore allenatore Delneri...
E finalmente una Sud vero dodicesimo uomo a sospingere i ragazzi all'impresa che vale, seppur per poco tempo il titolo di CAPOLISTA...
Serate e partite magiche.....con una parola direi BLUCERCHIATE!
 
GRAZIE RAGAZZI VI VOGLIAMO COSI!!!
 
 
 
 
 
 
 
October 27

Lewis You're the Brightest star in the Singapore's Sky (11 vittoria... Singapore)

Questa meravigliosa undicesima vittoria del nostro Lewis avviene nel bel mezzo della notte di Singapore, il gran premio sicuramente più glamour e spettacolare del campionato, che già l’anno precedente aveva regalato ottime soddisfazioni con un podio, uno dei tanti dell’infinita quantità di Lewis in f1, che sapeva di vittoria dato che il rivale Massa era rimasto a secco di punti con appena 2 gare al termine della contesa iridata.

Proprio il gran premio qui disputato nel 2008, ha fatto disgustoso e incredibile contorno al coming up del gran premio 2009, per le ovvie triste vicende del Renault Gate  (con Piquet jr che volontariamente andò a schiantarsi in curva durante il gran premio e favorire la rimonta di Fernando Alonso) e delle decisioni a essa collegate  tanto che sinceramente non vedevo l’ora che si corresse tornando in pista e lasciando in un angolo le polemiche,  avendo piena fiducia nelle assolute capacità di Lewis sui circuiti stradali e l’ovvia volontà di ottenere un ulteriore successo dopo quello ungherese.

E così è stato durante l’intero week end di gara,  con un passo gara caratterizzato da giri  incredibili ottenuti sia durante le sessioni di prove libere, sia seppur con un briciolo di fatica maggiore  durante le qualifiche del sabato battendo un assai più motivato Sebastian Vettel, con speranze residue di iride piloti ancora in essere.

La domenica  sotto la luce artificiale di questo straordinario circuito, Lewis ha potuto impostare la sua gara partendo dalla pole position ed entrando in battaglia, da assoluto dominatore con Rosberg prima  e Vettel dopo ma approfittando sia della guida perfetta grazie all’ottimo settaggio della Mclaren, sia della risoluzione al principio di rottura del kers della stessa vettura, martellando un ritmo frenetico che permettesse di gestire qualsiasi problematica, leggasi safety car, un must di ogni circuito cittadino che si rispetti.

Prendendo in  prestito  un primo riferimento musicale, Lewis ha fatto suo l’inno ufficiale del gran premio, ovvero il tormentone musicale dei Black Eyed Peace “I got feeling” in cui nel ritornello si fa riferimento al presentimento che questa sarà veramente una buona notte e che il divertimento sarà assoluto… Detto..Fatto e realizzato, guidando divinamente giro dopo giro fino alla bandiera a scacchi.

Prima del finale proprio la temuta safety car ha fatto la sua comparsa in pista e ha congelato  la classifica, prima di un breve restart con dietro al mattatore  Lewis, Glock e Alonso  a costituire il podio finale.

E’ l’undicesimo sigillo, Lewis felicissimo festeggia col team, con la sua bella Nicole (marcata a vista da Beyonce…per la serie che ragazzo impegnato) e dà un segnale chiaro a tutti: in una f1 malata, ostaggio  di gente protettrice solo dei suoi interessi economici e non dei sentimenti di tutti noi tifosi, brilla il suo talento naturale, unico e la sua forza di volontà di dimostrare a tutti che, in prossimità di passaggio di testimone ai ragazzi del team Brawn, il vero campione fenomenale che riesce ancora a esaltare il tifoso medio e appassionato è solamente lui.

Discorsi già detti in questa sede e sul forum a lui dedicato, d’altronde ce la meritiamo proprio noi suoi tifosi, nei momenti belli e difficili sempre presenti… Ecco a tutti noi volevo dedicare un ulteriore “frammento” musicale, protagonista del titolo di queste righe celebrative, tratto dalla canzone di James Blunt: “One of the brightest star”.

L’ispirazione mi è venuta sicuramente per l’aspetto notturno di questo gran premio e per parte del testo , precisamente queste frasi della canzone che ricalcano quanto sopra : “noi eravamo gli unici a poterti
vedere prima di tutti gli altri noi avevamo sempre saputo che  tu eri una delle stelle più brillanti”.

Tutto mi sembra così perfetto….chiudendo gli occhi e ripensando a questo fantastico week end in Singapore!

Ce la meritiamo ragazzi e ragazze e ora sotto con il gran finale….

 

 

 

 

October 15

Finale Coppa Italia... Lazio vs Samp

Come poter cominciare la riproposizione in forma scritta, di quella che, nonostante il risultato sportivo negativo rimarrà per tutti noi cuori blucerchiati una giornata da tenere ben viva nel cuore e nella memoria, vissuta in compagnia di altri 20000 fratelli, seppur ben distanti centinaia di km dalla nostra amata città di cui come al solito ci trovammo degni rappresentanti, in terra “capitale”.

Paradossalmente, l’inizio migliore è quello di partire proprio dall’esito finale e compiacersi di aver comunque vissuto un emozione del genere dal vivo, a supporto dei propri colori che, in ogni caso è sempre più bello del rimpianto finale e dell’altrui ironia di non essere arrivati al coronamento di un sogno interrotto sul più bello.

Un sogno, appunto a tinte blucerchiate di giungere a Roma a giocarsi la finale della Coppa Italia, presente da inizio anno nella mente e nel cuore di ogni tifoso blucerchiato, sicuramente ancor di più per chi come il sottoscritto, si trovò presente allo stadio Ferraris in una fredda serata di novembre, ad assistere alla vittoria sofferta contro l’Empoli , primo ostacolo ostacolo della cavalcata “copitera”  a tinte blucerchiate.

Giunse, assieme all’arrivo del Pazzo a Genova, un’altra vittoria soffertissima in terra friulana contro l’Udinese ottenuta con grinta e un pizzico di fortuna (rigore sbagliato da Di Natale in pieno recupero) ai rigori con un super Mirante e, soprattutto la duplice impresa contro l’Inter (nei particolari, ved. I post precedenti nel blog con la descrizione del trionfo casalingo per 3 a 0 e l’ottimo “fortino” a San Siro con una sconfitta bellissima , di misura)  che valse l’accesso a Roma sia per i 15000 dell’Armata blucerchiata sbarcata a Milano, sia per i nostri campioni, dopo una stagione sfortunatissima su tutti gli aspetti.

La lunga attesa durata una quarantina di giorni, ovvero quelli che separavano la prima e seconda semifinale, fu incentrata al desiderio di rigiocare dopo tanto tempo (retrocessioni, promozioni, qualificazioni europee ecc ecc)  una finale di estremo valore, a distanza di ben quindici anni dal duplice confronto vittorioso con l’Ancona che valse il quarto trionfo nella coppa nazionale, la coppa nel dna blucerchiato perché dalle vittorie della stessa nacquero i nostri più fantastici trionfi.

Il coro “tutti a Roma alè-…tutti a Roma alè” accompagnò l’attesa tra la seconda semifinale e la finale, più di un qualsiasi slogan e venne cantato sempre con orgoglio e fierezza anche nei confronti di chi, pallido d’invidia nonostante un eccellente campionato, era così preoccupato delle nostre sorti copitere tanto da prodigarsi nello sport a loro riconosciuto come maestro, quali le gufate e i discorsi carichi di ironia e moderazione tesi a sminuire l’importanza della pagina di storia che saremo presto andati a scrivere.

La preparazione della trasferta partì in un momento ben preciso, il triplice fischio finale al Meazza nel match contro l’Inter e tra un rettilineo e  l’altro, tra una curva e l’altra della Serravalle, cominciammo a raccogliere le adesioni per la trasferta.

Passano i giorni e vengono acquistati i bramati biglietti e ci si accorge che non solo si raggiungevano le presenze di Milano bensì si finiranno per raggiungere le 20000 unità. ;ventimila cuori blucerchiati, molti provenienti dalle regioni più disparate d’Italia (anche stavolta recuperai i biglietti per il Salz che credo mi sia debitore ihihih)e dai paesi più disparati del mondo, perché è proprio vero che Roma val bene una …partita…

Alla fine i pullman  istituiti dal club Pegli, con cui sono andato, aumenteranno a un numero eccezionale, ben sette, clamorosamente oltre le attese a dimostrazione che non si andava a fare qualcosa di grande, ma semplicemente eccezionale…

La mattina del gran giorno arrivammo a Pegli, in prossimità della sede del club e come dice una delle nostre bellissime canzoni, le strade hanno questi stupendi colori, infatti è un mare di colori blucerchiati indossati da centinaia di veri appassionati come noi che si stanno recando con passione verso il club d’appartenenza.

La salita al pullman fu abbastanza traumatica in quanto tra gli effettivi partecipanti e gli immancabili “portoghesi” risultò un po’ tutto difficile data la calca ma dopo vari tentativi riuscimmo a salire sul nostro mezzo e riprendere la strada, lunga ma desiderata per Roma, il viaggio scorre veloce con delle piacevoli eccezioni quali gli autogrill dove, scendendo, ti accorgi dell’immenso abbraccio blucerchiato con la carovana dei  pullman provenienti dai club di ogni zona della Liguria, una vera e propria esplosione di voci e di colori festante.

Durante una delle tante soste succede qualcosa di semplicemente fantastico, infatti “trippy” (Massimo ovviamente) tira fuori dal suo bagaglio da trasferta, la sua splendida cornamusa, mettendosi a suonarla in mezzo a un capannello sempre più grande di tifosi sia basiti, sia felici nel sentire suonare  dal vivo “flowers of Scotland”, ovvero l’accompagnamento storico del nostro canto “forza Sampdoria…quando vedrò la luce tua brillare ancora…”.

Dopo le meritate ovazioni si riparte e si vola velocemente verso il casello dove, ovviamente scortati, una buona parte dei nostri supporter  quale la nostra carovana (mentre erano in arrivo o arrivati i 4 treni speciali) raggiunge pian piano il lungo Tevere, “punto di raccolta organizzato” dei nostri pullman  e dopo una lunga passeggiata di salute si giunge alle porte dello Stadio Olimpico…

Bellissimo come sempre, a mio pare scenograficamente il più bello stadio italiano  e oggi con cosi tanti tifosi come me vestiti di blucerchiato ancora più bello…

L’ingresso in curva è terribilmente drammatico a causa dei tornelli, che ci fanno procedere al rallentatore bloccando la marea blucerchiata, ma una volta raggiunta la curva SUD vediamo lo spettacolo manifestarsi davanti ai nostri occhi, con ben un terzo di questo immenso stadio colorato con i colori più magici al mondo, ovvero un oceano di pettorine blucerchiate formanti una muraglia colorata che, pazienza se in tutta la gara verrà praticamente oscurata da mamma Rai (vergogna…sempre più tv di Roma), ma rimarrà per sempre impressa nelle nostre menti e nei nostri cuori, tanto che mi sento in dovere di dare un sentito ringraziamento alla nostra società per l’omaggio a ogni abbonato del poster di tale meraviglia.

Diamo iniezioni di carica a squarciagola ai ragazzi nel riscaldamento con il nostro tifo incessante e, seppur in minoranza (due terzi dello stadio se non qualcosa in più sono in mano biancoceleste…ma meno male che si dividevano i biglietti…vergogna!)riusciamo a farci valere con la classica “ Sud sound track” tutta voci e battimani.

Inizia la partita e dopo una decina di minuti Zarate ci gela con prodezze che porta in vantaggio la Lazio, si rischia di capitolare ma un’autentica prodezza di Castellazzi nega il duplice vantaggio; la gradinata (ops curva) sud non ha bisogno di reagire e continua compatta a tifare e trascinare i nostri undici campioni al pareggio, ottenuto con la solita prodezza del “Pazzo”.

Comincia un secondo tempo di assoluta sofferenza dove la Lazio a mio parere ci schiaccia e non di poco nella nostra area di rigore e sinceramente mi ritengo fortunato di aver visto disputare i supplementari dalla mia amata e di aver avuto la possibilità di giocarsela ai rigori sotto la nostra curva.

Solo il destino beffardo, nonostante i nostri cori si innalzassero sempre più alti, ci hanno negato la conquista di questa coppa, da noi tanto amata, ma d’altronde, parafrasando la frase del capitano Otta “i rigori sono come l’eutanasia, una morte lenta che ti porta via” e questo è stato in sintesi il nostro destino, a causa degli errori di due nostri idoli: Campagnaro e Cassano.

E’ proprio una volta terminata la rigorata che accade qualcosa di magico nel nostro settore perché, a parte il doveroso saluto ai ragazzi che comunque hanno dato il loro massimo (non uguale possiamo dire del mister purtroppo)e il saluto al “nemico mister ” ma SIGNORE Delio Rossi (che si  reca a salutare anche noi, gli sconfitti), la Sud nonostante sia quasi mezzanotte, non si ferma nell’incitamento e canta con meraviglioso affetto verso i nostri colori che come ci dice la canzone, essendo magici ci fanno sempre venire i brividi.

Solo chi c’era potrà  raccontare , ancora a distanza di tanto tempo il boato che si alzò in occasione del “classico” (tu solamente tu….) ritmato sulle note di Fausto Leali che sinceramente, ritengo ci porterà a ricordarlo sempre con brividi, come dichiarazione massima ed eccezionale del nostro amore nei confronti della Sampdoria.

Ringraziando il simpatico comune di Roma che, in barba ai sacrifici fatti da tutti noi per raggiungere la città, con ferie annesse, pensa bene di fare defluire prima la tifoseria laziale (dopo che i nostri ventimila hanno dovuto assistere alla pagliacciata delle celebrazioni di rito) e solo dopo, attorno all’una di notte le nostre ventimila unità, ci incamminiamo di nuovo lungo Tevere per salire presto sul pullman  e riformare la carovana blucerchiata.

La notte scorre veloce così come il pullman e non è un male, dato che tanti di noi compreso il sottoscritto, devono recarsi la mattina seguente al posto di lavoro e per fortuna, limitando al minimo le soste agli autogrill (appena due..se non è record poco ci manca..) giungiamo alle 9 del mattino, un po’ stanchi, a Pegli.

Un breve saluto alla truppa e subito a recuperare la macchina, involandosi nel traffico di Bolzaneto per riaccompagnare il mio amore e poi successivamente, dopo un brevissimo cambio stile super man, all’entrata del posto di lavoro con addosso giacca, camicia e cravatta.

Felice nonostante tutto, perché se è vero che il calcio è  un gioco, la Sampdoria è la nostra fede e aver avuto la possibilità di sostenerla ci deve riempire il cuore di gioia e averci provato e creduto fino in fondo.

Appuntamento al prossimo anno! Perché ci lega un filo, un filo che ci porta dritto a lei!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

September 18

LA MIA CITTA'...LA MIA SQUADRA...VIDEO DA 10

UN APPLAUSO STRA MERITATO AL CREATORE DI QUESTO VIDEO....
 
FANTASTICO!!
 
 
August 19

LA LEGGENDA DI RON..L'UOMO CON LA MCLAREN NEL DNA

Sinceramente mi troverei davvero in imbarazzo, nel dover iniziare un articolo di tale rilevanza per il nostro protagonista, qualora dovessi preferire un particolare aspetto a discapito di tanti altri, della lunga carriera motoristica che lo ha visto assoluto protagonista per un quasi trentennio … Preferisco che chiunque leggesse questo elaborato, si incuriosisse maggiormente con un’intrigante “anticipazione” sotto forma di domanda, per la quale sono certo, sia egli persino un profano o un’occasionale della f1, finirebbe con lo spendere qualche minuto per la amena lettura, contornata dall’ovvio tifo e “amore” oltre che soprattutto da quella grandissima gratitudine che riempie migliaia di appassionati nel mondo a questo grande sportivo.
La domanda è la seguente: Chi può affermare di non aver sognato ma di aver seguito e diretto in prima persona sotto le proprie dipendenze piloti di assoluta eccellenza quali Ayrton Senna, Mika Hakkinen, Lewis Hamilton, Niki Lauda, Alain Prost, Fernando Alonso, senza dimenticare i Gerard Berger, Juan Pablo Montoya, David Coulthard ecc ecc .. ?
La risposta, per noi appassionati è scontata e unica….. ovviamente Ron Dennis, una vita nelle corse, coronate dal giusto riconoscimento di comandante dell’impegno britannico, un uomo del quale come un amico fraterno, ti accorgi sempre più della sua effettiva grandezza quando sei costretto a doverne segnalarne prolungata mancanza.
La sua storia motoristica cominciò nei lontani anni ’70 quale meccanico delle scuderie Brabham e Cooper per poi divenire nel 1971 titolare di un proprio team in Formula 2 e raccolse a suon di vittorie, in breve tempo, ingenti somme pubblicitarie che permisero, gioco forza, di vederlo protagonista di una fusione tra il suo stesso team (team Project Four) e la Bruce Mclaren Mercedes Motor Racing : nacque pertanto una scuderia destinata a divenire per tutti gli appassionati, un vero e proprio mito, la Mclaren International.
La storia della scuderia, anno per anno, trionfo dopo trionfo,specialmente con a capo Ross, credo che possa solo interessare marginalmente colui che si prefigge la lettura del resoconto, anche perché un semplicissimo almanacco di questo sport,potrebbe sopperire con dovizia di numeri e particolari alla curiosità; ricordo pertanto telegraficamente che la carriera come direttore sportivo del team, ufficialmente terminata in data 16 aprile 2009 (con anticipazione alla stampa e al team nel gennaio dello stesso anno), ha portato in dote qualcosa come un centinaio abbondante di vittorie ma soprattutto ben 10 titoli piloti e 7 titoli costruttori. E’ mio compito descrivere qualche aspetto che ha contornato questi trionfi, specie per testimoniare l’operato fuori e dentro i gran premi del nostro Ron che, possiamo certamente affermare, è entrato di diritto nella storia dei grandi di sempre di questo fantastico sport.
Da tifoso, ammetto di essermi lasciato influenzare dalla passione per i piloti, rispetto alla scuderia, come potete vedere qualche riga più in alto in sede di domanda indovinello, bensì è fondamentale per es. sottolineare che le fortune di Ron Dennis e della scuderia furono nel tempo dovute al suo fiuto e bravura di avvalersi di tecnici e progettisti preparati e talvolta innovativi: sinceramente essendo io “piccolino” mi sento in dovere di citarne appena quattro, per conoscenza narrata ,vocale e ovviamente di poca vissuta.
Gordon Murray disegnò fantastiche e vincenti vetture da f1 per il team, prima di passare a un progetto “turismo” sul quale ci soffermeremo più avanti, che si rivelò terribilmente vincente; Barnard e Steve Nichols creatori di splendide vetture vincenti, e nel caso di Steve “cannibali” poiché portarono alla stagione memorabile del 1988 con ben 15 vittorie di gran premi ottenuti su un totale di 16… Se pensiamo che Steve era “novello” alla prima esperienza in quel ruolo, ritengo che la fiducia riposta in lui da Dennis abbia dato grandi risultati
Per ultimo ho tenuto il mago Adrian Newey, protagonista ancora oggi della cavalcata Red Bull all’inseguimento dei titoli mondiali, a cui sinceramente mi lega il ricordo visivo delle Mclaren di fine anni novanta e primi anni del 2000, sempre innovative, ricche di soluzioni particolari e,soprattutto, bellissime; due immagini su tutte nella mia mente, sicuramente le vettura Mp4 13 (1998) e la Mp4 14 (1999) protagoniste dei 2 trionfi consecutivi iridati di Mika Hakkinen le cui foto, ogni spesso durante l’anno, fanno capolino nell’immagine vincente sul traguardo dell’ultima gara a Suzuka, sul mio tavolino.
Sarà per le linee accattivanti, sarà per le imprese e la coppia di piloti, ma a mio parere quelle vetture hanno fatto innamorare milioni di persone nel mondo facendole diventare “simpatizzanti” e tifosi Mclaren e proprio partendo da un aneddoto di esse, ritengo possibile l’aggancio alla scoperta di alcuni particolari di Ron e delle sue scelte per la scuderia, approfondendo il carattere economico delle stesse.
Le livree sopracitate erano sponsorizzate dalla West, marchio storico di tabacchi, che sostituì nel 1996 lo storico sponsor della scuderia, nonché concorrente nel campo dei tabacchi, Philip Morris ma ritengo che in pochi sappiano che il giorno in cui gli emissari del nuovo sponsor giunsero nella storica sede di Woking per ratificare l’accordo, si trovarono di fronte a vetture vincenti d’esposizioni quali per es. quelle di Senna e Prost, “spogliate” della pubblicità concorrente al fine di non indurre i nuovi investitori pubblicitari, a pericolosi e catastrofici ripensamenti.
Con il passare degli anni il pensiero di Ron sul ruolo del marketing e della pubblicità in generale,da parte della sua scuderia, ha visto cambiamenti radicali e a mio parere migliorativi, tanto che si passò in breve tempo a un proibizionismo di feste di gala, sfilate e inviti vip (il caso più emblematico avvenne nel 1988 in Messico quando il tenore di casa Placido Dominguez venne inizialmente ignorato e poi allontanato dai box…) all’ultimo decennio con motor-home sempre più tecnologici e ospitali che rendono il team Mclaren Mercedes il punto di riferimento assoluto per il jet-set di vip e star caratteristico di ogni gp che si rispetti.
Dennis era solito approfittare del nome e dell’importanza della sua scuderia per cercare a ogni mercato piloti, di accaparrarsi le migliori rivelazioni o i campioni consolidati, tutto questo sia per poterne disporre l’anno successivo ma oltremodo sia al fine di destabilizzare i rapporti tra i piloti avversari e le proprie scuderie d’appartenenza…. L’obiettivo era quasi matematico, ovvero quello di costringere le scuderie avversarie a dover gratificare maggiormente il proprio pilota distogliendo ingenti fondi che sarebbero dovuti essere applicati in pista al fine di rendere maggiormente competitive le vetture .Per esempio, la Lotus negli anni 1985-1986 con Ayrton Senna alla guida, ne fu applicazione pratica e a seguito del ridimensionamento al contatto del pilota, le prestazioni della vettura crollarono.
Il suo pensiero sulla f1 lo vede da sempre in prima linea nel manifestare l’eccellenza assoluta sia come capitali immessi ma ovviamente sia in competitività della stessa f1 nei confronti delle altre competizioni motoristiche e pertanto, non me la sento di escludere, riconoscendo estremamente giusto il suo ragionamento, che il suo ritiro avvenuto all’inizio del 2009, sapesse di un anticipazione e di un monito tutte le altre scuderie, delle avvisaglie del mondiale “low cost” tanto caro alla federazione.
Il rapporto con la federazione non fu di certo dei migliori e amichevole durante la carriera, dato che dal lontano 1989 con il contatto nel Gp del Giappone a Suzuka tra Senna e Prost, Ron dovette più volte contrastare le teorie “nazionalistiche” di Jean Marie Balestre volte a veri e propri guanti di sfida pieni di astio nei confronti della scuderia inglese, così come in tempi più recenti le decisione intraprese da Max Mosley hanno portato a soventi squalifiche di piloti del team del calibro di Juan Pablo Montoya e Lewis Hamilton.
Sicuramente migliore risultò il rapporto con tutti i componenti della scuderia che negli anni lo hanno accompagnato durante le stagioni, votato altresìv a una determinazione sul lavoro e sulla massima seriosità al fine di poter eccellere nel lavoro nello sviluppo e più in generale nelle prestazioni fuori e dentro la pista.
Due aneddoti su tutti possono rendere l’idea… Cominciando dal rapporto umano con i “dipendenti”, credo che possa descrivere al meglio la determinazione del personaggio citando le parole che Jo Ramirez (storico tecnico del team) riportò nella sua autobiografia in merito al rapporto con Ron che un giorno, fiutando le offerte pervenute al suo amico dipendente, gli disse : “se io prendo il tuo braccio e taglio una vena, vedrai che il colore del tuo sangue grondante e uscente avrà i colori bianco rossi della Mclaren…Pertanto tu sei della Mclaren e la Mclaren è impregnata in te” ; trovo tutto questo semplicemente fantastico e quando tante persone mi chiedono il perché della mia predilezione al tifo verso la sua scuderia, mi sovviene quel ricordo e rispondo che con il tempo la Mclaren è entrata nel mio dna di tifoso.. Grazie Ron..Parole più belle non potevi trovarle…
Il secondo episodio , più ricalcato sul rapporto con il “gruppo” nel suo complesso, risale alle ore succesive alla vittoria del titolo mondiale piloti del 1998 sempre a Suzuka nell’ ultima gara della stagione ,quando Ron ordinò al team di abbandona re i festeggiamenti e riporre presto i bicchieri e le bottiglie di champagne dato che il martedì successivo si doveva essere in pista per una sessione di prove libere….
Parole dure, chiare, forti caratteristiche dell’ormai famoso “Ronspeak” (il linguaggio di Rono all’interno del paddock..così viene apostrofato dai colleghi e dai mass media) basate sull’assunto imprescindibile che la vittoria più bella è sempre quella che avverrà nell’immediato futuro; ripeto volentieri un analisi personale che ritengo farà piacere a molti lettori del forum in cui questo articolo sarà pubblicato e li invito a ripensare a queste poche parole: GP Interlagos 2007 e GP Interlagos 2008 ….
Una canzone celeberrima di un famosissimo cantautore italiano, ammette che si può guardare dentro a un emozione e capire perché non si comanda al cuore, finendo con il rimanere senza parole…. E mi piace credere che quei punticini in classifica che hanno fatto la storia e la differenza di questi ultimi due campionati rispecchiano questo concetto che pertanto finisce con il rivestire per tutti noi tifosi assoluta ammirazione nei confronti di Ron e dei ragazzi del team.
Lo stile in casa Mclaren al di fuori della pista è da sempre priorità e fattore di differenziazione a mio parere ne hanno finito con il fare le spese, indipendentemente dal loro rendimento in pista, alcuni dei più grandi campioni di questo sport.
Alain Prost vide compromettersi in maniera definitiva il rapporto con il team, maliziosamente possiamo dire con comunione di intenti da parte dello stesso pilota, durante il gp di Monza del 1989 in cui fu proprio Alain il vincitore; Monza è da sempre l’epicentro delle trattative annuali di mercato e le anticipazioni di un passaggio del transalpino in Ferrari per l’anno successivo portarono i tifosi alla festa ferraristi alla festa nei confronti del prossimo beniamino che, forse sorpreso e gratificato dal grande affetto (giustificabile a mio parere, dato che da ben 11 anni “pregustavano” il numero 1 ereditato per meriti altrui, sul loro musetto rosso……) lanciò il trofeo al pubblico che, ovviamente finì per sgretolarsi in mille pezzi.
La rabbia di Dennis era giustificata dato che il regolamento della scuderia prevedeva la consegna dello stesso trofeo originale in sede a Woking e pertanto l’affronto nei confronti del team e appunto del suo responsabile, fu grande e ricucito solamente nel lontano 1995 con una copia dello stesso che Prost elargì alla scuderia.
Nigel Mansell e purtroppo Juan Pablo Montoya vennero allontanati dal team sia per le deludenti prestazioni inferiori alle aspettative ma sia ritengo purtroppo, per eccessi comportamentali e mancanza di stimoli dentro e fuori dell’abitacolo.
Lauda venne invece ridimensionato da Dennis in modo organizzativo, poiché durante una conferenza stampa a margine del gp d’Austria del 1986 in cui il campione rese noto alla stampa il suo ritiro dall’attività, fu lo stesso Ron a interrompere la conferenza prendendo il microfono acceso e cominciando a lodare il team intero per i successi nella stagione in corso e da poco passata….
Mi piace anche ricordare un vanto a mio parere della sua scuderia, ovvero quello di disporre per intere annate di due piloti competitivi ed estremamente veloci in perenne competizione tra di loro con regole di competizione durante tutta la stagione ed un eventuale teorica supremazia poche volte rispettata, basata sull’ingresso in prima posizione alla prima curva del circuito:; gli esempi sono sotto gli occhi di tutti con coppie leggendarie quali Senna-Prost , Hakkinen-Coulthard, Raikkonen-Montoya e Hamilton-Alonso poiché grazie a esse la competitività all’interno del team aumenta e i dissapori
Per rilievo e dato statistico è importante considerare il fatto che sovente la scelta di un pilota di punta e di uno scudiero abbia mietuto maggiori successi come dimostrano i titoli mondiali di Prost nel 1986 (compagno di scuderia Rosberg), di Senna nel 1990 e 91 (Berger compagno di scuderia) Hakkinen 1998 e 1999 (con Coulthard tagliato fuori dall’iride) e soprattutto Hamilton nel 2008 ( con Kovalainen “fido” scudiero).
Lascio a ognuno di voi la libera scelta su quale pensiero possa essere preferibile e di maggior successo, a mio parere questa perfetta quadratura ciclica (basta vedere gli anni che separano le due tipologie di coppie per accorgersene ) è ottimale con il passare delle stagioni sia per l’alternanza di successi, sia per “il fascino della scuderia” tra gli appassionati dello sport.
Un esempio pratico piuttosto fuori contesto ma che ritengo possa rendere bene il concetto e la mia approvazione è quello del Dream Team americano di basket che trionfò unicamente nell’Olimpiade di Barcellona del 1992, ma che lasciò in eredità tanto il termine dream team, quanto un esempio per il semplice simpatizzante che può avvicinarsi a uno sport; così mi piace immaginare migliaia di ragazzini che come me si siano appassionati alla formula 1 con il mito di una rivalità rovente basata sulla supremazia sull’avversario, quale quella tra Ayrton e Alain, finendo per essere preferibile anche ai giorni d’oggi per esempio, a un egemonia di nome Michael Schumacher ottenuta in quasi solitudine dittatoriale all’interno del team .
Poche volte in pista ma anche fuori, ho assistito a comportamenti non regolamentare da parte dei nostri idoli Mclaren e questo lo reputo un ottimo risultato sicuramente voluto e ottenuto dal pugno di ferro disciplinare di Ron dato che non ricordo in partenza vetture di questa scuderia tagliare pericolosamente la traiettoria all’avversario, oppure speronare lo stesso avversario al fine di ottenere un titolo mondiale (qualche ferrarista mi ribatte il duello celeberrimo a Suzuka tra Prost e Senna che giustifico precisando che si trattava essenzialmente di una lotta interna) o ancora correre ai box per mettere le mani addosso al pilota avversario (Spa 1998 con l’incidente tra M.Schumacher e D. Coulthard)…



Questione di stile insomma…così come con stile si può decidere di regalare una vittoria al fido scudiero del pilota ormai prossimo a divenire campione del mondo, dopo un intero anno di sacrificio: Ron volle che questo avvenne nel gp del Giappone del 1991 quando Ayrton Senna, matematicamente campione in quella gara, regalò la vittoria al fido compagno-amico Gherard Berger.
Qualche ferrarista ebbe la brillante idea di rinfacciare quell’episodio a seguito delle polemiche dovute al gp d’Austria del 2002 disputato in pieno campionato in corso, quando R.Barrichello elargì negli ultimi metri la prima posizione e i relativi punti suppletivi al compagno M.Schumacher, dominatore incontrastato del campionato, a seguito di una gara dominata sin dalle prime battute; credo che la colonna sonora della reazione dei tifosi , quale sonore bordate di fischi ai due contendenti, possa distinguere al meglio, qualora fosse necessario, un atto di cavalleria e di gratitudine quasi fraterna rispetto un atto di assoluto vassallaggio come peraltro riconosciuto dallo stesso Barrichello negli anni successivi.
Anche questo è stile Mclaren e anche tutto questo è opera di questo grandissimo uomo con la sua caratteristica giacca di pelle…
A proposito di vittorie beh…Ron manco a dirlo la gradiva sempre, a tutti i costi dimenticandosi talvolta di situazioni oggettive sfavorevoli come per esempio un mezzo tecnico, garantito al suo pilota, notevolmente inferiore alla concorrenza; ne è esempio emblematico il prestigiosissimo podio ottenuto da Martin Brundle a Montecarlo nel 1994, ridimensionato dal boss con una classica frase, talvolta purtroppo veritiera, che il secondo piazzato è sempre il primo dei perdenti….
Una frase sicuramente ingenerosa verso il buon Martin (piccolo off topic….compagno di tanti frammenti di bei ricordi di gp vinti come ad es. l’ultimo , viste live o in differita sul web con il suo commento nella tv inglese ) ma sicuramente utilizzata a fin di bene per rigenerare al meglio le energie su migliori obiettivi da parte di tutto il team…
D’altronde questo nella sua postazione box era Ron Dennis… prendere o lasciare si dice… Terribilmente reale…


Un ultimo dei tantissimi aspetti professionali della carriera di Ron Dennis riguarda la lungimiranza “tecnica”, già accennata in precedenza, di costruire in pochi anni un progetto di vettura Mclaren da strada, creata per correre e trionfare nelle leghe endurance e ovviamente nella classe regina la 24 ore di Le Mans.
In Francia il successo arrivò nel 1995 con la vettura motorizzata BMW e i piloti Yannick Dalmas ,J.J. Lehto e Masanori Sekiya scrissero una stupenda pagina sportiva della storia di questa scuderia che trionfò nella più importante competizione di durata a vetture coperte, gratificando al meglio il lavoro di Ron e di tutti i tecnici dediti negli anni al coronamento del sogno.
Un ulteriore aspetto, questa volta tornando alla f1 della lungimiranza tecnica, fu la creazione nel 2004 del MTC (Mclaren Technology Center), vera e propria mega cabina di controllo delle vetture nelle migliorie e nello sviluppo in pista e addirittura della stessa strategia da adottare durante i gran premi; un vero e proprio gioiello di tecnologia che il sottoscritto, chissà mai nella vita, bramerebbe tanto per poterlo visitare….
Semplificando il concetto, si può dire che Ron ha fatto suo durante la carriera, il celeberrimo slogan Audi “Vorsprung durch Technik” (il progresso mediante la tecnologia, frase presente anche in un bellissimo album degli u2) reso possibile anche mediante l’oculata scelta dei migliori tecnici e progettisti e il risultato si tramutò in effettiva differenza e supremazia, leggasi vittorie, che rimpolparono negli anni il già ricco palmares della scuderia.
Passando al rapporto con i piloti, bisogna precisare che ebbe sicuramente tantissimi aspetti positivi che finirono con l’influire benevolmente sulla carriera sportiva di ognuno di loro.
Il suo comportamento non si limitava a uno dei più classici “bastone e carota”, ma si basava sulla massima assistenza, collaborazione ed empatia verso i piloti preferiti, al fine di garantire al tempo stesso sia i migliori risultati alla squadra e sia ovviamente le migliori soddisfazioni personali (vittorie in gara e titoli mondiali) agli stessi.
Come non ricordare tre atteggiamenti improntati all’umanità e al rapporto umano nei confronti di tre piloti che si sono alternati a bordo delle vetture: in perfetto ordine cronologico vale la pena di ricordare l’errore di Senna a Montecarlo nel 1988 quando si trovava in pieno controllo della gara con cospicuo vantaggio; l’errore di Hakkinen a Monza nel 2000 (con il pubblico ferrarista esaltante , neanche fosse avvenuto un sorpasso da urlo del proprio pilota…noblesse obblige) e forse, quello più cruento da tifoso, quelli ripetuti da Hamilton durante il gp d’Interlagos del 2007 che costò all’ultima gara un titolo mondiale da “rookie-debuttante” assolutamente meritato.
Tutti questi errori non portarono mai allo sconforto i piloti che prontamente reagirono nelle gare successive conquistando, nel caso di due di loro (eccetto Mika…quell’anno fu disgraziato anche per via di problemi alla macchina) i titoli mondiali piloti il medesimo anno (Senna) e l’anno successivo (Hamilton).
A esemplificare quanto sopra, dispongo sempre di due ricordi in mente, uno “visivo” e l’altro “fotografico” di Ron, quali le difese a David Coulthard a fronte delle vibranti accuse a ruota libera di M.Schumacher e della Ferrari durante il gp del Belgio 1998 (collisione….vedi sopra) e l’arrivo al giovedì mattina sempre nel medesimo circuito, quasi a distanza di dieci anni, assieme al “suo” Lewis Hamilton, dimostrazione che dopo la “non sconfitta” nella vicenda spy story , il team era fermamente determinato all’obiettivo primario, riportare l’iride mondiale a Woking.
Quest’ultimo episodio è immortalato in una foto che gelosamente ho sistemato per mesi e mesi sulla mia scrivania di lavoro.
Sempre il gran premio di Spa fu nel destino di Ron per i suoi eventi, poiché nel 2000 fu il teatro dello spettacolare sorpasso a “tre” (Schumacher M. e Zonta) di Hakkinen nel rettifilo successivo all’Eau Rouge,, così come nel 2008 ospitò la battaglia tra Hamilton e Raikonnen , con la vittoria in pista del primo, poi cancellata dai commissari con una delle più grandi ingiustizie decisionali volta a mio parere, al’unico scopo di riaprire un titolo mondiale piloti che stava ormai veleggiando verso casa Mclaren.
Le battaglie interne al team e gli inevitabili “scontri” furono sempre gestiti con autorità e senza tanti clamori alla stampa, avvalendosi di decisioni “dure” ma al tempo stesso necessarie e concrete che finirono con il definire in modo le gerarchie in sede di possibilità di vittorie finali.
L o dimostrano sia il contatto “autoscontro” tra Coulthard e Hakkinen durante il gp d’Austria del 1999 e il rifornimento ai box durante le qualifiche del gp d’Ungheria del 2007, che videro la preferenza di strategia verso Lewis e portarono Alonso alla rottura definitiva del team, con conseguente abbandono a distanza di qualche gran premio.
Interessante risultò negli anni anche l’idea di puntare, almeno per la prima parte della stagione, verso il pilota della scuderia che passava per primo alla prima curva del gp inaugurale e le doppiette Mclaren nei roventi gp d’Australia testimoniano appieno che la strategia era ottimale poiché portava il massimo rendimento di entrambi i piloti sin dal primo appuntamento mondiale e ovviamente, per il bene della scuderia Ron ne era estremamente felice.
Tornando a Lewis, mi piace ricordare che definisce a ogni occasione Dennis, quale un vero e proprio “padre” adottivo, poiché seppe mantenere una promessa “strappata” dallo stesso piccolo Lewis, di poter disporre negli anni di una vettura competitiva e garantirgli la vittoria di un titolo mondiale; negli anni Ron ricordandosi di quel bambino, gli favorì l’entrata nel grande circus in tutta la gavetta delle formule minori (Euroseries, gp2, tester Mclaren) e al suo ingresso nello stesso, garantendogli fiducia assoluta scomodando nelle preferenze il bicampione Fernando Alonso…
E come nelle migliori tradizioni in famiglia, pur non essendoci più Ron Dennis, Lewis ha recentemente deciso, pochi giorni dopo il tanto sospirato e meritato primo trionfo in Ungheria nella stagione corrente 2009, di festeggiarlo assieme a un bel bicchiere di champagne a testa, con tutti i tecnici e lavoratori dell’ MTC, ovviamente tutti vestiti con la ormai mitica maglietta arancione celebrativa delle vittorie.
E’ stata una bella festa in famiglia e c’è stato un bellissimo discorso di Lewis, veramente emozionato del quale vedrete potrete visionare il video nei prossimi giorni all’interno del mio blog.
Il rapporto con Ayrton, a mio parere il pilota più grande di sempre, cominciò invece nel 1984 con un vero e proprio “corteggiamento” (insieme a un altro “temibile” concorrente quale sir Frank Williams) in cui Ron gli mise a disposizione un contratto da tester, prontamente rifiutato dal brasiliano che aspirava a un ruolo di pilota ufficiale, seppur di una vettura decisamente inferiore quale la Toleman.
Sarebbe potuto venire meno quanto nel tempo vinto dai due assieme (un bilancio semplicemente “mostruoso” poiché in 5 anni Senna conquistò innumerevoli vittorie e ben tre titoli mondiali piloti) se per fortuna negli anni la scarsa competitività della Lotus , vettura sulla quale Senna si trasferì, costrinse il campione carioca al ripensamento e all’entrata nella realtà Mclaren.
A seguito del contatto a Suzuka nel 1989 (restituito con i dovuti interessi durante lo stesso gp da Ayrton a Prost l’anno successivo), Ron aiutò nella difficile impresa di non far abbattere il pilota dalle ingiustizie a suo carico (si parlò persino di ritiro del campione) dovute alla cruenta “persecuzione sportiva” del responsabile della FIA Jean Marie Balestre .
Con fatica Ayrton si rimise in vettura, per il necessario sviluppo e regalò a Ron due titoli mondiali piloti quali quelli del 1990 e del 1991.
L’addio di Ayrton a seguito sia della scarsa competitività della Mclaren e soprattutto del sedile libero nella devastante Williams (Prost si ritirò) fece ovviamente un po’ indispettire Ron che , nonostante i trionfi ottenuti, pretese da Ayrton il rispetto totale dei termini del contratto a cui era legato, liberandolo pertanto a termine del novembre 1993.
L a Williams numero 0 di Ayrton soffrì terribilmente di questa situazione, come dimostrano i gran premi inaugurali di quella maledetta stagione del 1994, interrotta da quel 1 maggio 1994 che rimarrà negli occhi e nella mente sia di ogni tifoso (es. il sottoscritto) ma in generale di ogni appassionato ; non mi piace dare una colpa a Ron di questo voluto ritardo nel via libera a Senna al sedile della scuderia concorrente, perché ritengo che quel 1 maggio 1994 era destino che Magic ci lasciasse e preferisco, invece, ricordarmi tutto il dolore di Ron sia in pista nei drammatici fotogrammi prima e dopo l’incidente e successivamente nel mastodontico funerale a San Paolo al quale ovviamente era presente.
Per ultimo ho tenuto il rapporto con Mika Hakkinen, poiché a mio parere dimostra tutta l’umanità di Ron nei confronti del pilota finlandese,arrivato in Mclaren nel 1993 nelle ultime tre gare della stagione, in sostituzione di Mario Andretti, con la reputazione di pilota estremamente veloce e competitivo, parzialmente rispettate nel corso della stessa stagione in pista con buone soddisfazioni sia in qualifica (nei confronti di Ayrton Senna) , sia nelle stagioni successive con le lezioni impartite al più titolato e famoso compagno di nome Nigel Mansell.
Uno spaventoso incidente nella sessione di prove nel gp nella stagione successiva in Australia avrebbe potuto terminare le ambizioni e i successi futuri del pilota all’interno del team, ma la forza di Ron e della scuderia, fu quella di continuare a credere e porre fiducia in un pilota appena uscito dal coma e rifornirgli le motivazioni per farlo continuare a correre in pista, portandolo pochi anni dopo al trionfo grazie alle vetture super competitive di Adrian Newey che permisero la conquista dell’iride piloti del 1998 e del 1999.
Un episodio fu caratteristico sia delle condizioni fisiche di Mika, sia della predilezione di Ron nei confronti del suo pilota e avvenne , casualmente, sempre in Australia quando Mika in totale controllo della gara, rientra improvvisamente ai box intercettando in maniera errata (aveva qualche problema all’udito dell’orecchio destro), una comunicazione box che a suo parer doveva riguardarlo…..
Lo stupore dei meccanici nel dover di corsa rientrare in pit e i relativi secondi impiegati ad assicurare il pilota che andava tutto bene, gli fecero perdere la prima posizione nei confronti del compagno David Coulthard, poi prontamente da quest’ultimo restituita per ordini di scuderia venuto dallo stesso Ron Dennis.
Parlo sempre non troppo volentieri, come avrete oramai potuto capire, di tutto ciò che riguarda Maranello e il mondo del cavallino rampante, ma ne faccio una dovuta eccezione per sottolineare e al tempo stesso chiedermi qualora Felipe Massa potrà tornare a correre, a seguito della terribile disgrazia avvenuta in Ungheria, se le strategie future del team rispecchieranno al massimo quanto detto in questi giorni con lodevoli parole.
Sarà il tempo a dircelo e mi piacerebbe molto ritrovare Felipe da avversario di Lewis nella prossima stagione, poiché vorrà dire che Montezemolo e soci applicheranno la medesima fiducia totale nei confronti del pilota, similare al precedente in casa Mclaren.
Per concludere, mi piace ricordare che Ron Dennis ha reso la Mclaren una vera e propria famiglia e sinceramente, rimpiangendo a ogni gran premio la sua presenza (anche se va detto che con Martin siamo in ottime mani e il successo in Ungheria lo testimonia) nutro un sogno che credo possano detenere anche tutti gli appassionati in Italia e nel mondo al team, tra cui sinceramente tanti iscritti a questo bellissimo forum che mi permette sia ospitalità dei miei elaborati (che trovate in maniera integrale anche sul mio blog) sia condivisione della stessa passione con tanti utenti sparsi in Italia, ovvero di rivedere Ron impegnato al massimo nella realizzazione di un nuovo progetto vincente a Le Mans (magari stavolta con la motorizzazione della Mercedes, tanto per restare in famiglia)per competere a distanza di anni con le due nuove forze emergenti quali l’Audi e la Peugeot e ottenere con il tempo un altro prestigioso trionfo.
Magari, perché no, essere in tanti dall’Italia presenti dal vivo a questa mai futura gara da sogno e fare il tifo per la nostra amata scuderia, poiché come Ron sono certo che tutti noi portiamo nel DNA il suo team e non ci spaventerebbero i km di distanza per assistere dal vivo alla competizione.
Intanto una volta letto questo mio personale dovuto omaggio nei confronti di Ron, possiamo lasciargli un bel messaggio di ringraziamento a questo URL a lui dedicato di suoi fans: www.thankyourondennis.com .
Anch’io lo farò quanto prima perché mai “nome” dell’indirizzo fu più azzeccato… Grazie Ron Dennis per tutte le gare e i trionfi che ci hai permesso di vivere e gioire!
 
 

 

music from "Paradise"